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«Dietro la retorica della “razionalizzazione” si nasconde un’operazione contabile che nulla ha a che vedere con la qualità dell’istruzione». Così Michele Bianchi, vicesindaco di Scarlino con delega alla pubblica istruzione, interviene sul provvedimento del Governo relativo al dimensionamento della rete scolastica.
«Il commissariamento della Regione Toscana è stato presentato da alcuni come un atto politico “punitivo” nei confronti di chi difende la scuola pubblica, ma è corretto ricordare che il dimensionamento rientra tra i target del Pnrr, definiti dal Governo Draghi e concordati con la Commissione europea, con l’obiettivo di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca. Non si può quindi parlare di un intento punitivo da parte dell’esecutivo», chiarisce Bianchi.
Il provvedimento ha portato al commissariamento di quattro Regioni – Toscana, Emilia-Romagna, Sardegna e Umbria – che si erano opposte ai tagli. «Si tratta formalmente di un accorpamento di natura giuridica – prosegue il vicesindaco – che, come precisato dal Ministero, non prevede la chiusura dei plessi né tagli diretti al personale e ai servizi. Tuttavia le ricadute sui territori rischiano di essere significative».
Secondo Bianchi, infatti, «questa scelta finisce per scaricare sui territori, in particolare su quelli più fragili, il peso di una decisione che ignora le specificità sociali e geografiche della nostra regione. A essere penalizzate sono soprattutto le scuole di collina e delle aree interne, che già oggi affrontano difficoltà strutturali legate allo spopolamento, alla complessità dei trasporti e alla carenza di servizi».
«In questi contesti – sottolinea – la scuola non è un semplice “ufficio” da accorpare, ma rappresenta spesso l’ultimo presidio essenziale di coesione sociale, di contrasto alle disuguaglianze e di tenuta delle comunità locali. La riduzione delle autonomie scolastiche rischia di allontanare i centri decisionali dai territori, aumentando le dimensioni degli istituti e rendendo più difficile una gestione attenta ai bisogni specifici degli studenti e delle famiglie. Nelle scuole di collina questo significa meno presenza, meno ascolto e minore capacità di costruire risposte educative su misura».
«La scuola – conclude Bianchi – è una comunità di persone e di relazioni e non può essere governata esclusivamente attraverso parametri astratti o logiche algoritmiche. Una visione puramente amministrativa, orientata al contenimento della spesa e al rispetto dei vincoli del Pnrr, rischia di non cogliere le reali esigenze dei territori. Difendere le scuole significa difendere il diritto allo studio di tutti, indipendentemente dal codice postale di residenza».
«Qualsiasi intervento di riorganizzazione della rete scolastica deve quindi partire da un’analisi approfondita del territorio, da un confronto serio e strutturato con chi opera quotidianamente nelle scuole e da una pianificazione responsabile. In assenza di questi presupposti si rischia di indebolire un servizio essenziale per le comunità locali. Resta aperta una questione di merito fondamentale: come coniugare razionalità organizzativa, qualità del servizio e tenuta dei territori».
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Ultimo aggiornamento: 19 gennaio 2026, 09:55